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Note biografiche

Francisco de Zurbarán nasce il 7 novembre del 1598 a Fuente de Cantos in Estremadura. Dal 1614 frequenta la bottega del pittore sivigliano Pedro Diaz de Villanueva e solo tre anni più tardi é a capo di una fiorente bottega a Llerena. Qui dipinse le ventuno tele per il convento di San Pablo el Real a Siviglia (oggi chiesa di Sancta Magdalena) tra cui l' Apparizione della Vergine al monaco Soriano e la Guarigione del beato Reginaldo d'Orléans (in loco), le figure di Sant'Ambrogio (qui esposto), San Gregorio, il San Girolamo (Siviglia, Museo Provinciale) e il Cristo Crocifisso (Chicago, Art Institute). Chiamato a Siviglia nel 1629 per voto unanime della municipalità in forza del successo e della fama, Zurbarán diviene in breve l'interprete di una spiritualità austera e drammatica lavorando principalmente per i potenti ordini monastici dei certosini, trinitari, gesuiti, geronimiti e francescani. Sono di questi anni le Storie di San Bonaventura per il Collegio Francescano, la Visione della Gerusalemme celeste e l' Apparizione di San Pietro crocifisso a San Pietro Nolasco (Madrid, Prado) per la Mercedes Calzada, la Visione di Alonso Rodriguez (Madrd, Accademia di san Fernando) per il Collegio dei Gesuiti; la Casa di Nazareth (Cleveland, Mus. of Art).

Al 1633 risale uno dei suoi più celebri "bodegones", la Natura morta con piatto di cedri, arance e tazza con rosa (Pasadena, Norton Simon Found.) dalle forme fissate e bloccate per forza di luce. L'anno successivo Zurbarán é chiamato a Madrid dove sotto la direzione di Velázquez lavora per il Salon de Reinos del nuovo palazzo del Buen Retiro.


Siviglia
Dopo circa un anno torna a Siviglia dove riprende a dipingere grandi cicli di pittura religiosa: al '38-'39 appartengono i più famosi per due illustri complessi monastici, il convento di Guadalupe e la Certosa di Jerez de la Frontera. Appartengono a questi anni anche il San Giovanni Battista nel deserto (Siviglia, Cattedrale) e il San Pietro orante (Siviglia, Palazzo Arcivescovile) entrambi qui esposti, e molte delle immagini raffinate di giovinette con gli attributi di sante ispirate alla contemporanea letteratura devozionale spagnola come Santa Rufina (Dublino, National Gallery), Santa Casilda (Madrd, Prado) e Santa Dorotea (Siviglia, Museo Provinciale) e le drammatiche rappresentazioni di San Francesco in meditazione o in estasi (tra cui quella del Museo Nazionale d' arte della Catalogna qui esposta). Profondamente immedesimato nelle pratiche dell'ascetica e della mistica, anche nelle nature morte troviamo forti allusioni simboliche, trascrizioni nel più semplificato e pregnante linguaggio caravaggesco del simbolismo spagnolo come nelle mirabili piccole tele con il "cordero", l' Agnello, chiara allusione al Cristo.

Dal quinto decennio del secolo, l'attività di Zurbarán sembra flettersi in un clima devozionale mutato e dipendere dalla crescente fama di Murillo. L'artista accettò molte commissioni provenienti dai conventi dell'America latina (dove giungerà anche la Cena in Emaus, firmata e datata 1639, Città del Messico, Museo Nazionale, qui esposta) ripetendo sovente gli schemi iconografici delle opere precedenti.


Madrid
In un ultimo tentativo di rialzare le sue sorti torna con la famiglia, da tre matrimoni erano nati complessivamente nove figli, a Madrid dove muore il 27 agosto 1664 in difficili condizioni economiche.

Terzo dei grandi pittori naturalisti del Seicento spagnolo, con Ribera e Velázquez , Zurbarán rappresenta il mondo spirituale e la vita religiosa delle grandi comunità conventuali della provincia iberica. Sebbene non abbia avuto rapporti diretti con l'Italia, tuttavia la sua arte si ricollega al luminismo del Caravaggio e rappresenta la testimonianza più alta della diffusione dell'iconografia sacra caravaggesca.


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