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Giobbe deriso dalla moglie
Giobbe deriso dalla moglie "Giobbe prese un coccio per grattarsi e stava seduto in mezzo alla cenere. Allora sua moglie disse: 'Rimani ancor fermo nella tua integrità? Benedici Dio e muori!' Ma egli le rispose: èCome parlerebbe una stolta tu hai parlato! Se da Dio accettiamo il bene, perchè non dovremmo accettare il male?' " (Giobbe 2, 8-10). Con queste parole, il Libro di Giobbe introduce il èproblema del male', la tentazione a perdere la fiducia in Dio, e la figura di una pazienza a tutta prova, Giobbe, che La Tour fa vedere col coccio ai suoi piedi mentre ascolta attentamente la giovane moglie.
Mentre spesso nei suoi dipinti Georges de La Tour nasconde la fonte luminosa, qui la donna tiene la fiamma di una candela direttamente davanti al marito che soffre. Ma la luce emessa da questa candela appena raggiunge Giobbe nelle sue tenebre. Con questo contrasto, l'artista vuole forse alludere a quella ènotte dello spirito' che i grandi santi devono attraversare: la noche oscura di cui San Juan de la Cruz aveva scritto nel tardo Cinquecento. Secondo il mistico spagnolo, chi entra in questa condizione interiore deve "rimanere nelle tenebre, serrando gli occhi a qualunque altra luce".
Nel dipinto di La Tour, la moglie offre al marito il modesto lume della ragione, cercando di convincerlo che le sue sofferenze siano una prova che Dio l'abbia abbandonato, e che Giobbe farebbe bene ad arrendersi. Ma Giobbe preferisce la ènotte' della sua fede, e ascolta imperturbato il ragionamento della consorte. Figura di Cristo, Giobbe è sereno davanti alla derisione, quasi gioiosoócome se trovasse la conferma della sua fede nell'opposizione che essa suscita. Sembra dire, con il Salmista: "nox illuminatio mea" "la notte è la mia luce" (Sal. 139 [138], 11).

Il pentimento di San Pietro
Il pentimento di San Pietro I tre Vangeli sinottici raccontano del pentimento di san Pietro, il quale - resosi conto dell'enormità del suo tradimento - scoppiò in lacrime. Il testo più drammatico è quello di Luca: mentre per la terza volta nega di conoscere Gesù, l'Apostolo sente il canto del gallo. In quell'istante, poi, "il Signore, voltatosi, guardò Pietro, e Pietro si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto: èPrima che il gallo canti, oggi mi rinnegherai tre volte'. E, uscito, pianse amaramente" (Lc 22,60-62).
Qui la luce che tocca la fronte di Pietro è quella cantata dal gallo: l'alba di Venerd" Santo, carica di amara consapevolezza. E dagli occhi del santo, che poco prima guardarono negli occhi di Cristo, vediamo uscire lacrime di penitenza. L'aspetto tragico - l'uomo paralizzato dal rimorso - è comunque mitigato dal realismo quasi umoristico del gallo, e dalla lanterna che illumina i piedi del santo: riferimento, questo, all'episodio raccontato in Giovanni 13, quando all'Ultima Cena Pietro non voleva permettere a Gesù di lavargli i piedi e il Signore gli disse: "Quello che io faccio, tu ora non capisci ma lo capirai dopo" (Gv 13,7). Il èdopo' è questo: il momento in cui Pietro comprende di aver bisogno del perdono simboleggiato nella lavanda dei piedi.
Alla Cena, anche senza capire, Pietro aveva infine accettato, dicendo: "Signore non solo i piedi ma anche le mani e il capo!" (Gv 13,9). Qui la luce del giorno sulle mani e sul capo dell'Apostolo costituiscono una èrisposta' alla sua preghiera.

Il rinnegamento di San Pietro
Il rinnegamento di San Pietro Nei testi evangelici, il rinnegamento di Pietro avviene appena prima dell'alba; l'episodio conclude, infatti, con il canto del gallo preannunziato da Gesù. Ma, nel racconto di san Giovanni, quest'evento a sua volta conclude il primo atto della Passione, il cui inizio è segnato dalla frase tremenda che l'evangelista usa per caratterizzare l'uscita dal Cenacolo del traditore Giuda Iscariota"Ed era notte" (Gv 13,30).
La notte è quindi tempo di infedeltà, tempo di tradimenti, e qui La Tour ne sottolinea la mutevolezza alternando fitte zone di ombra con la luce mossa di più fonti luminose. In maniera analoga, il pittore giustappone l'indifferenza dei soldati assorti nel gioco - uomini brutali dai contorni (pittorici e psicologici) semplificati - con l'angoscia di Pietro che, negando Cristo, sa di tradire se stesso. Il gesto con cui, pur vicino al braciere, Pietro si stringe il mantello contro il freddo mentre le altre figure allargano le braccia, perfettamente al loro agio, è di particolare eloquenza.

San Giovanni Battista nel deserto
San Giovanni Battista nel deserto Giovanni Battista "non era la luce, ma doveva rendere testimonianza alla luce", dice il Quarto Vangelo: qui La Tour suggerisce il senso ultimo di quest'asserto, ponendo nell'ombra il volto del santo, illuminandone, però, il corpo. Giovanni, che preannunzia la morte di Cristo quando lo chiama èAgnello di Dio', offrirà la propria vita come martire, che in greco significa ètestimone'. Il Battista è poi chiamato èPrecursore' di Cristo, non solo perchè nasce sei mesi prima, ma soprattutto perchè, mediante la vita profetica e il martirio, preannunzia il mistero pasquale.
Nelle mani di Georges de La Tour, gli elementi tradizionali dell'iconografia 'giovannea' - il corpo macilento dell'asceta, la crocetta rustica e l'agnellino - acquistano forza drammatica grazie alla luce che, modellando la spalla e il collo del martire, ne evidenziano la vulnerabilità. Questa grande figura solitaria ha qualcosa di tragico, mitigato dall'accettazione leggibile nel suo volto e dalla dolcezza con cui offre da mangiare all'agnello.
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