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La casa di Nazareth
Zurbaran offre una delle espressioni più alte di una tradizione iconografica, di origine tardo-medievale, che raffigura la èvita nascosta' del Salvatore: il periodo formativo della sua personalità umana, quando - dopo l'episodio nel Tempio di Gerusalemme a dodici anni - torna a Nazaret per stare sottomesso a Maria e Giuseppe, crescendo "in sapienza, età e grazia" mentre sua madre meditava queste cose nel suo cuore (Lc. 2, 51-52).
Qui Gesù adolescente, di quindici anni all'incirca, sta crescendo in sapienza: contempla con profetica pazienza una piccola ferita avuta mentre 'giocava' a fabbricare un serto di spine. Dal cielo dove gli angeli osservano scende come benedizione una fascia di luce che tocca Lui, la madre e gli oggetti vari nella stanza, suggerendo la forza unificatrice dell'Incarnazione. Con l'ingresso di Dio nel creato, infatti, il significato delle cose materiali e dei loro misteriosi rapporti con l'uomo èriceve luce' dalla presenza di Colui per il quale e in vista del quale tutto è stato fatto.
"La casa di Nazaret è la scuola dove si è iniziati a comprendere la vita di Gesù", diceva Paolo VI in un discorso del 1964 che attinge alla stessa tradizione di cui si era servito Zurbaran. "Qui s'impara ad osservare, ad ascoltare, a penetrare il significato così profondo e così misterioso di questa manifestazione del Figlio di Dio tanto semplice, umile e bella. Qui tutto ha una voce, tutto ha un significato. Questa casa ci insegna il silenzio".

La Vergine bambina assopita
La Vergine bambina assopita Il titolo convenzionale, La Vergine bambina assopita, forse non esprime al meglio il significato del dipinto: Maria qui non è 'assopita' ma estatica, quasi trasfigurata dall'esaltazione spirituale a cui il libro l'ha condotta. così intensa è la sua reazione che ha dovuto interrompere la lettura: ella tiene il segno nel libro con il dito, mentre appoggia la testa alla mano sinistra. La forza illuminante delle parole appena lette è tale che il volto della fanciulla diventa raggiante e intorno ai suoi capelli si scorge una sorta di luminosità; la nube angelica dietro la testa suggerisce ciò che Maria èvede' dentro di sè, dietro le palpebre abbassate.
Zurbarán, al posto del silenzio tipico della sua arte, crea qui un'opera di travolgente lirismo, una sinfonia interiore: ritrae uno slancio inesprimibile, ineffabile, poichè la Parola in Maria si fa gioia, prima di diventare carne. Ella concepirà il Creatore, e canterà: "L'anima mia magnifica il Signore, e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore" (Lc.1, 46-47).

La cena di Emmaus
La cena di Emmaus "Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero" (Lc.24, 30-31).
I due discepoli riconobbero Cristo, cioè, nel viandante che avevano invitato a condividere la loro cena a Emmausóil misterioso personaggio che, mentre camminavano insieme, aveva aperto le loro menti al senso delle Scritture, dimostrando come Mosè e i Profeti avessero predetto che il Cristo doveva soffrire per entrare nella sua gloria. Ma è solo alla frazione del pane, quando Gesù ripete il gesto compiuto la notte prima di morire, che i due comprendono di stare in presenza del Risorto. E in quell'istante, "lui sparì dalla loro vista" (Lc 24, 31).
Zurbaran illustra lo stupore dei discepoli: come reagiscono con i gesti e soprattutto con gli sguardi rivolti al Compagno che vedono e nel contempo non vedono. Il grande cappello da pellegrino, che aveva forse celato la sua identità lungo la strada, ora - nella luce del giorno che "volge al suo declino" - ricopre d'ombra il volto del Risorto. Di Lui rimangono visibili solo il braccio destro e le mani. E nelle mani di Cristo vediamo il pane spezzato che rivela la realtà della presenza del Salvatore.
Posto nella luce, al centro dell'immagine, il pane offerto - l'Eucaristia - diventa il vero soggetto del dipinto. Lo spettatore, come i discepoli, prima guarda la figura centrale dal volto sfuggente, ma alla fine riporta l'occhio al segno visibile e sicuro della sua presenza, il pane.

San Pietro che prega dinnanzi a Cristo alla colonna
San Pietro che prega dinnanzi a Cristo alla colonna "E cominciò a insegnar loro che il Figlio dell'uomo doveva molto soffrire, poi venire ucciso e, dopo tre giorni, risuscitare. Allora Pietro lo prese in disparte, e si mise a rimproverarlo. Ma egli, voltatosi e guardando i discepoli, rimproverò Pietro e gli disse: ´Lungi da me, satana! Perchè tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uominiª. (Mc 8, 31-33).
La curiosa composizione dell'immagine, che pone san Pietro alle spalle di Cristo legato alla colonna, traduce letteralmente il "Lungi da me" che nella versione conosciuta da Zurbaran recitava "Vade retro me": letteralmente 'va dietro a me'; in Matteo "Vade post me": 'dopo di me' o 'alle mie spalle' (Mt 16, 23).
Perciò Zurbaran situa san Pietro 'penitente', che ha già pianto per aver rinnegato Cristo, alle spalle del Signore mentre questi sperimenta la Passione annunciata. Le mani dell'Apostolo, strette in preghiera nel vedere Cristo sofferente, riportano alla fatica di Pietro nel tener fede alla confessione già proclamata: "Tu sei il Cristo" (Mc 8, 27-30). Solo ora Pietro ha capito che l'essere Cristo significa 'molto soffrire'.
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