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"Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero" (Lc.24, 30-31).
I due discepoli riconobbero Cristo, cioè, nel viandante che avevano
invitato a condividere la loro cena a Emmausóil misterioso personaggio
che, mentre camminavano insieme, aveva aperto le loro menti al senso delle
Scritture, dimostrando come Mosè e i Profeti avessero predetto
che il Cristo doveva soffrire per entrare nella sua gloria. Ma è
solo alla frazione del pane, quando Gesù ripete il gesto compiuto
la notte prima di morire, che i due comprendono di stare in presenza del
Risorto. E in quell'istante, "lui sparì dalla loro vista" (Lc 24,
31).
Zurbaran illustra lo stupore dei discepoli: come reagiscono con i gesti e soprattutto con gli sguardi rivolti al Compagno che vedono e nel contempo non vedono. Il grande cappello da pellegrino, che aveva forse celato la sua identità lungo la strada, ora - nella luce del giorno che "volge al suo declino" - ricopre d'ombra il volto del Risorto. Di Lui rimangono visibili solo il braccio destro e le mani. E nelle mani di Cristo vediamo il pane spezzato che rivela la realtà della presenza del Salvatore.
Posto nella luce, al centro dell'immagine, il pane offerto - l'Eucaristia - diventa il vero soggetto del dipinto. Lo spettatore, come i discepoli, prima guarda la figura centrale dal volto sfuggente, ma alla fine riporta l'occhio al segno visibile e sicuro della sua presenza, il pane.
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