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"Una cosa ho chiesto al Signore, questa sola io cerco: abitare nella casa del Signore tutti i giorni della mia vita, per gustare la dolcezza del Signore ed ammirare il suo santuario." (Sal 27, 4). E' una sintesi singolare della vita di San Francesco e del concetto stesso di santità: la libertà come desiderio profondo di Dio e unione totale con Lui.
Lo spunto per Zurbarán sembra essere la leggenda diffusasi nella tradizione popolare secondo cui la salma di San Francesco, in una ricognizione della tomba eseguita nel 1449, sarebbe stata ritrovata con le mani giunte e gli occhi aperti in uno sguardo estatico di totale contemplazione. Ma il pittore va oltre ed esprime magistralmente il cuore della spiritualità spagnola del XVI secolo che in Santa Teresa canta: "Nada te turbe, nada te espante, todo se pasa, solo Dios basta" (Nulla ti turbi, nulla ti spaventi, tutto passa, Dio solo basta).
Qui tutto è verticalità: la figura del santo, isolata, in posizione eretta, con la bocca socchiusa e le mani nascoste nelle ampie maniche del saio e il cordone che, più che cadere, conferma l'andamento verso l'alto, con i tre nodi - povertà, castità, obbedienza - che rappresentano i gradini verso la santità. La fonte della luce, collocata in alto, oltre il confine di ciò che lo spettatore può vedere, accarezza la figura in modo da accentuarne ancora di più la spinta verso l'alto. Nulla del corpo è visibile, solo il volto e gli occhi, vividi, "parlano" nel silenzio di un profondo e interiore dialogo con Dio.
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