Home page la Mostra la Mostra
Informazioni
News
Arte per te
il Percorso espositivo il Percorso tematico gli Autori Bergamo
Contatto
Incoronazione di spine
Incoronazione di spine "Il Signore è mia luce e mia salvezza, di chi avrò paura? Il Signore è difesa della mia vita, di chi avrò timore? Ora rialzo la testa sui nemici che mi circondano. Ascolta, Signore, la mia voce. Io grido: abbi pietà di me! Rispondimi. Di te ha detto il mio cuore: 'cercate il suo volto'; il tuo volto, Signore, io cerco" (Sal. 27 [26],1-2.6-7).
Queste parole attribuite a Davide suggeriscono una chiave di lettura per la Incoronazione di spine di Prato, in cui vediamo il 'figlio di Davide' schernito dai soldati, che lo salutano come 'Re dei Giudei'. Dal fondo della sua angoscia, quindi, Cristo cerca il volto del Padre, e - nella luce che lo avvolge - riceve una risposta.
Anche se dovrà morire (notiamo le sue mani sovrapposte in forma di croce), Gesù qui esprime l'incrollabile fede articolata nelle ultime parole del Salmo: "Sono certo di contemplare la bontà del Signore nella terra dei viventi: spera nel Signore, sii forte, si rinfranchi il tuo cuore e spera nel Signore" (Sal. 27 [26], 13-14).

Incoronazione di spine
Incoronazione di spine "Ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi" (Is. 50,6).
Pronunciate da un personaggio chiamato 'Servo di Jahvè', queste parole del Libro di Isaia vengono applicate nella liturgia e devozione della Chiesa a Cristoóanche perchè, commentando le sofferenze del 'Servo', il profeta dice: "per le sue piaghe noi siamo stati guariti" (Is. 53,5).
L'Incoronazione di spine del Caravaggio è concepita in questo spirito. L'offerta totale di sè viene espressa nella spalla di Cristo, curvata in avanti (così da 'presentare il dorso'), e nel suo collo nudo. Spalla e collo insieme diventano l'epicentro emotivo dell'immagine: un'area di carne tirata in orizzontale come se Cristo già portasse la croce. Alla vulnerabilità di Gesù, poi, l'artista giustappone le figure muscolose dei tormentatori, e soprattutto l'impenetrabile durezza dell'uomo armato a sinistra.
Il forte raggio che scende dall'alto, modellando il corpo del 'Servo', allude forse alla conclusione del poema isaiano dove Dio promette: "Dopo il suo intimo tormento vedrà la luce e si sazierà della sua conoscenza" (Is 53,11).

La deposizione di Cristo
La deposizione di Cristo "Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito. In quel giorno, grande sarà il lamento in Gerusalemme" (Zc 12, 10b -11). Queste parole del profeta Zaccaria colgono l'atmosfera che Caravaggio crea intorno alla sepoltura di Cristo: di un dolore supremo, totalizzante, l'archetipo di ogni altro dolore: una lamentazione che raccoglie il pianto di ogni cuore in tutta la storia.
Tale carattere assoluto spiega la classicità dell'interpretazione, che traduce in termini visivi il tono aulico della poesia e del dramma religioso della Controriforma. I gesti teatrali e l'illuminazione 'scenica' infatti danno all'evento la solennità cadenzata di un'opera di Monteverdi. A differenza degli altri dipinti in mostra, quasi tutti di carattere privato e devozionale, la Deposizione era commissionata per un luogo pubblico: un altare nella chiesa romana dell'Oratorio di san Filippo Neri, Santa Maria in Vallicella. Le grandi dimensioni, la monumentalità di concezione e la dignità rituale della tela dipendono da questo fatto, perchè - nella collocazione originaria - i personaggi sembravano 'deporre' Cristo direttamente sull'altare.
In un'epoca di forte spiritualità eucaristica, il realismo con cui Caravaggio tratta l'eroico corpo del Salvatore va pertanto inteso come invito a credere nella reale presenza corporea di Cristo nell'ostia elevata davanti all'immagine.
ritorna alla Sala 1   prosegui alla Sala 3
la Mostra | Informazioni | News | Arte per te | Bergamo | Contatto