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Sacrificio d'Isacco
Sacrificio d'Isacco "Per fede Abramo, messo alla prova, offrì Isacco. Egli pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe e fu come un simbolo" (Ebrei 11,17 e19).
Caravaggio enfatizza quest'aspetto 'simbolico' dell'azione lasciando i volti del vecchio e del ragazzo nell'ombra, mentre la forte luce che entra da destra illumina completamente l'angelo e l'ariete. Così Abramo e Isacco diventano 'adombramento' di un altro sacrificio e di un'altra salvezza: la mano sinistra del patriarca, che tiene ancora per i capelli il figlio che stava per sgozzare, ha come contrappeso la destra dell'angelo che tiene fermo l'ariete; lo stesso Dio che qui salva il figlio di Abramo "non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi" (Rm 8,32).
L'ariete che Dio provvede per il sacrificio, al posto di Isacco, allude a Cristo stesso, Agnello immolato e Figlio risorto: in Lui riceve luce ogni parziale salvezza.

San Giovanni con l'Agnello
"E tu, bambino, sarai chiamato profeta dell'Altissimo perchè andrai innanzi al Signore a preparargli le strade" (Lc 1,76).
Queste parole, rivolte al neonato Giovanni Battista dal padre Zaccaria, suggeriscono lo sfondo biblico del tema qui sviluppato: il profeta-fanciullo che, come Geremia nell'Antico Testamento, è chiamato ancor prima di nascere. "Prima che tu uscissi alla luce ti avevo consacrato" (Ger. 1, 5), dice Dio.
Caravaggio illustra specificamente il versetto in cui l'evangelista Luca, parlando di san Giovanni, afferma: "Il fanciullo cresceva e si fortificava nello spirito. Visse in regioni deserte fino alla sua manifestazione a Israele" (Lc 1, 80). Il carattere desertico del luogo è evidente, così come la 'crescita' del ragazzo, leggibile nel bel corpo adolescenziale che domina il piano.
Il corpo è accarezzato dalla luce, mentre il volto del santo rimane nell'ombra "fino al giorno della sua manifestazione a Israele". Ma lo sguardo rivolto all'agnello, insieme con la croce fermamente impugnata, testimoniano la crescita interiore per cui il giovane "si fortificava nello spirito", preparandosi ad annunciare la morte di Cristo non solo a parole, ma anche con la vita. L'elemento di pathos in quest'opera dipende dal contrasto tra la luminosa vitalità del corpo e l'ombra sul volto del profeta che, guardando l'agnello, intravede il proprio martirio.
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